MI CHIAMO DRUW – Disavventure di un piccolo alieno – di PATRIZIA ROSSI

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“Quando sono caduto non avevo la minima idea di cosa potesse accadermi. All’università avevano cercato di prepararci al viaggio e ci avevano spiegato che voi assomigliate ai nostri wridoxkl. Ma il significato di questa affermazione non mi era risultato chiaro. (…) Dicevo che quando sono caduto ero inconsapevole. Stavamo facendo una specie di gita scolastica nella vostra Galassia, prima della laurea, quando sorvolando la Terra abbiamo sentito un certo languirono e abbiamo deciso di fare un picnic in un posticino grazioso. Gli strumenti lo avevano dato per il luogo migliore da lì a qualche miglio. Eravamo appena atterrati e stavamo per scendere, tutti contenti e rumorosi…plip plop plip… quando abbiamo ricevuto un improvviso contrordine. Non so come, forse sono stato spinto da qualche burlone, ma sono precipitato lungo la rampa che stava rientrando e sono caduto su un piano morbido. Un prato, ho scoperto poi.
Il resto non lo ricordo più.”

Un alieno capita per caso nel nostro mondo. Viene da un remoto universo e si mette a guardarci, a interpretarci, a cercare di capirci nelle nostre quotidiane stranezze.

Druw Ghoikhiol è un ragazzino di quarantanove anni (undici anni per i terrestri), residente a Dywxrhjkung, che durante una gita scolastica sul pianeta Terra, cade dall’astronave.

Finisce subito in un orfanotrofio dove nessuno crede lui sia un alieno, avendo Drwu subito preso le sembianze di un ragazzino biondo con gli occhi azzurri.
Inizia così il viaggio esplorativo sul pianeta Terra.
Viene comprato da una famiglia di ricchi, poi finisce in un circo, poi in una banda di ladri, scopre di capire la lingua degli Animali e che alcuni Animali sono Ilamina, cioè angeli custodi e…insomma molto altro.

Il ragazzino che viene da un altro mondo, in poco tempo analizza tutta la bislaccheria umana quotidiana, come fa Gulliver che visita altri mondi per capire come è fatto il nostro.
E noi siamo fatti terribilmente male, agli occhi di questo misterioso ragazzino, che possiede uno sguardo altro, uno sguardo libero.
Lui vede tutta la nostra normale quotidiana follia. Nota subito la totale ingiustizia che domina ovunque. L’”orfanezza” è punita come un delitto, come se non fosse anche da sola, così dolorosa. C’è chi divora un pollo intero mentre gli orfani hanno nel piatto solo un uovo e una patata.

Nelle case dei ricchi invece, dove il cibo si spreca e le colf Extracomunitarie abbondano, ci sono altre forme di sofferenza corporea, altre imposizioni, altre obbedienze. Sono tutti malati di Narcisismo. E allora di corsa, tutti insieme, al tennis! Sempre attenti a fare ciò che una moda impone, un’abitudine suggerisce.
A Druw, tutto questo sembra folle, pericoloso, assurdo.
Anche chi sembra del tutto fuori dalla società dei narcisi, come i nomadi e i ladri, in realtà possiede strane forme di alienamento.

Un libro che dovrebbe essere letto in classe, discusso, fatto vivere alla luce di esempi diversi, nuovi in apparenza, sempre uguali nella sostanza. Ci si potrebbe mettere nei panni del ragazzino alieno, cercare di essere tutti come lui. Leggere i giornali come li leggerebbe lui, soppesare le notizie prendendo le distanze.
Consigliamo questo libro a tutti i bambini dai 9 anni in su e lo consigliamo anche ai loro insegnanti e genitori.
Patrizia Rossi è regista teatrale, traduttrice, ma soprattutto scrittrice di libri d’avventura. Potete trovare ulteriori informazioni sull’attività letteraria dell’autrice qui sotto:
https://it.wikipedia.org/wiki/Patrizia_Rossi

Buona lettura.

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